XXVIII Congresso INU/ ottobre 2013

CITTÀ COME MOTORE DI SVILUPPO DEL PAESE

Salerno, Palazzo di Città, 24-26 Ottobre 2013

La rigenerazione di una cava in operam come strumento proattivo di resilienza territoriale:

il caso di Cava Sostenibile di Murisengo.

 

Il tema del recupero delle cavità minerarie è oggi un argomento centrale nei processi di trasformazione del paesaggio. Le criticità territoriali, dovute ai processi di dismissione delle attività ex estrattive, impongono l’adozione di un nuovo orizzonte culturale, perché rivolgere l’attenzione edificatoria verso quella grande quantità di spazi sotto-quota oggi disponibili, significa attuare politiche di recupero a tutto vantaggio del riequilibrio ambientale, del risparmio di suolo e dell’impattività delle volumetrie fuori terra. E se, nell’immaginario collettivo, l’attività di escavazione è ancora considerata una delle forme più aggressive di degradazione antropica, da associare, per lo più, a fenomeni di impoverimento e decadimento territoriale, ‘risarcire’ le ferite e re-immettere gli spazi ‘di scarto’ nel circuito fruitivo socio-collettivo significa consentire ai sistemi naturali e sociali di auto-ripararsi dopo un danno, evolvendosi ed adattandosi al cambiamento.

In ambito di rigenerazione urbana i sotterranei ‘del passato’ sono risorse di plurimo valore: valore naturalistico, valore geologico, valore testimoniale riguardante la vita e l’economia di un determinato contesto territoriale. Conservare e re-immettere in un circuito di fruizione e conoscenza un sito ipogeo, tramite un progetto architettonico, vuol dire salvarlo, preservarlo dal degrado, conservarne la memoria, valorizzarlo e restituirlo nuovamente alla collettività.

Tuttavia, trattandosi spesso di luoghi in cui, rispetto al valore monumentale, domina quello storico-documentale di sito ex produttivo o industriale, non sempre l’intervento si mostra sensibile alle priorità della tutela. Ci si interroga  pertanto sulla questione della compatibilità ambientale: molti interventi di riuso di ambienti ex estrattivi, oggi attuati e in corso in più parti del mondo, sono effettivamente esemplari di approcci realmente mirati allo sviluppo di una resilienza nei sistemi urbani e territoriali? Alla parola ‘rigenerazione’, oggi ampiamente utilizzata per definire la specificità e l’aderenza topologica delle scelte configurative, corrisponde un vero e proprio metodo che garantisca a livello fattuale e operativo tale specificità di intervento nei contesti naturalistici e antropici?

Su questi temi è da tempo impegnata un’equipe di ricerca della facoltà di Architettura dell’Università di Roma La Sapienza (Dipartimento DiAP) nell’ambito del progetto di ricerca dal titolo «Sottosuoli Urbani. La progettazione della ‘città che scende’. Tecniche progettuali e realizzative. Identità e qualità spaziale. Comfort ambientale»[1] (finanziato MIUR 2013).

Cava Sostenibile di Murisengo. Immagine della mostra di Mark Cooper «Monferrato Earthscapes - Sons et Lumières Sotteranee», novembre 2012.

Cava Sostenibile di Murisengo. Immagine della mostra di Mark Cooper «Monferrato Earthscapes – Sons et Lumières Sotteranee», novembre 2012.

 Un’esperienza di rilievo: il caso di Cava Sostenibile

Tra le success stories, selezionate dall’equipe di ricerca ed elette a guida del proprio percorso teorico-critico e di sperimentazione progettuale, ricade il caso Cava Sostenibile di Murisengo (AL), opera della società Estrazione Gesso, soggetto promotore e cliente del progetto[2].

L’obiettivo è di musealizzare parte delle camere minerarie ormai esaurite site ad una profondità di -90 metri dal piano di campagna e al livello di coltivazione -5°, trasformandole in luoghi di aggregazione, cultura e didattica da fruire finché la cava è ancora pienamente in attività. Ciò ne testimonia la sostenibilità in operam e ne anticipa le opere di recupero post operam.

Cava Sostenibile è il primo caso in Italia nel quale, in materia di cave, si sperimenta un metodo di rigenerazione eco-sostenibile del sito estrattivo in un’ottica di transizione dalla cultura del ‘risarcimento’ a quella della prevenzione, non attivando politiche reattive di intervento in favore di politiche territoriali proattive.

L’azione rigenerativa che quest’ambiente ipogeo ha scelto per riattualizzare il proprio uso in un’ottica di solidarietà con il suo vissuto storico e produttivo, è un segnale di segno diverso rispetto ai tanti casi in cui il recupero interviene per riparare o risanare ferite territoriali oramai già inferte.

La cava di gesso non è un torto, non è uno sgarbo inflitto al paesaggio. La funzione estrattiva è un bene, è una risorsa e convive oggi con le attività dell’apprendimento, della socializzazione, del ludus e dello svago; la sua importanza è nel fatto che essa si mostra e si dimostra aprendosi anche come spazio espositivo e didattico sul materiale di estrazione, sulla sua natura, relativi impieghi e tecniche di lavorazione.

Certamente, questo abbraccio sinergico tra funzione estrattiva e socio-culturale della cava è reso possibile dalla natura ‘buona’ del materiale in questione. Il gesso, difatti, non produce effetti nocivi sulla salute e sull’ambiente. È un materiale ‘amico’ e dall’estrema diffusione di impiego, dall’edilizia, allo sport, all’arte. Di qui l’interesse per il suo valore di prodotto quale risorsa territoriale da conoscere e divulgare, di cui la cava si fa agente di contatto.

Gli ambienti di Cava Sostenibile ci parlano di un patto di alleanza insolito e distintivo, privo di condanna, teso a valorizzare più che a riparare, mettendo in luce le potenzialità vitali di un territorio che, pure dopo lo stimolo di un evento traumatico, può rigenerarsi nel segno di una risposta tollerante e adattiva.

Cava Sostenibile di Murisengo

Cava Sostenibile di Murisengo «Monferrato Earthscapes – Sons et Lumières Sotteranee»

Cava Sostenibile di Murisengo

Cava Sostenibile di Murisengo «Monferrato Earthscapes – Sons et Lumières Sotteranee»

Cava Sostenibile di Murisengo

Cava Sostenibile di Murisengo «Monferrato Earthscapes – Sons et Lumières Sotteranee»


Note 

[1] Responsabile Prof.Arch. PaolaVeronica Dell’Aira: l’equipe pluridisciplinare è composta da docenti e ricercatori dell’Ateneo di Roma La Sapienza, dell’Università della Tuscia, dell’Università di Cagliari, dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e da studiosi ed esperti in materia.

[2] L’iter progettuale è stato interamente seguito dall’ing. Sandro Gennaro, direttore di cava, avvalendosi delle collaborazioni del Prof. Avv. Marco Sertorio, esperto di diritto minerario e Presidente del Settore Minerario di Assomineraria, e del dott. Mauro Caldera, giornalista, progettista didattico e responsabile dell’Ufficio Stampa di Cava Sostenibile.
 
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