Alejandro Aravena / ELEMENTAL

Alejandro Aravena, nato nel 1967, è architetto e docente. Dopo la fondazione del suo studio, nel 1994, ha ottenuto molti riconoscimenti per le sue opere: edifici pubblici e università che sono laboratori per un’architettura che ama la materia e la geometria. Nel 2000, assieme all’ingegnere Andrès lacobelli e all’architetto Pablo Allard, ha creato Elemental Team, che è allo stesso tempo un gruppo di volontariato e uno studio di architettura che opera nella città con obiettivi di uguaglianza, attraverso la costruzione di alloggi a basso costo, spazi pubblici e infrastrutture per i poveri, in collaborazione con la Oil Company cilena (COPEC) e con l’Università di Santiago del Cile.

Il progetto Renca dal modello realizzato dai bambini, alla realizzazione al rustico, al completamento da parte dei suoi abitanti.

Elemental

Elemental Team concentra i suoi sforzi sul miglioramento delle condizioni urbane della fascia più povera della popolazione, in una prospettiva di “economia urbana sostenibile”, nella convinzione che il nuovo obiettivo della città sostenibile non debba assolutamente essere scisso dalla lotta per una maggiore equità, una lotta portata avanti a partire dal XX secolo anche attraverso lo sviluppo dell’edilizia sociale.

L’innovazione di Elemental è nel sistema della costruzione aperta, metodologia progettuale alla base della quale vi è la volontà di dare risposta alla crisi degli alloggi frenando l’espansione delle baraccopoli che circondano tutte le città e creando uno stretto rapporto tra temi ecologici e temi sociali.

La costruzione aperta è un metodo sperimentato per la prima volta a Iquique, in un quartiere creato nel 2004 per assorbire le baraccopoli del centro città. Elemental riesce a realizzare un complesso edilizio per 100 famiglie usando i fondi del programma pubblico chiamato Vivienda Social Dinamica sin Deuda (Edilizia sociale dinamica senza debiti). Poiché questo denaro basta ad acquistare il terreno e a realizzare solo parzialmente gli alloggi, da quest’insufficienza di fondi nasce l’idea di una tipologia abitativa aperta, che consenta di consegnare agli abitanti case semicostruite, del cui completamento si occuperanno da soli.

Elemental realizza l’essenziale, tutto quanto gli abitanti non sono in grado di realizzare da soli con alti standard qualitativi, ossia la struttura portante, l’involucro, la copertura, gli impianti e le stanze di servizio con acqua corrente; rimane il vuoto di uno spazio non costruito, suscettibile ad essere “riempito” successivamente secondo le possibilità e il gusto di ognuno.

Questa soluzione economicamente strategica ha un contenuto altamente ecologico. La flessibilità della struttura dell’alloggio e la sua reversibilità sono le chiavi per garantirne la sostenibilità, ma anche per opporsi al fenomeno della gentrificazione, del consumo di nuovo suolo e del fenomeno dell’esclusione sociale.

Il valore dell’architettura di Elemental non è da ricercare nel linguaggio o nelle sue qualità figurative, bensì nella capacità di declinare l’architettura come un servizio alla società e non come veicolo della vanità dell’architetto, rinunciando a qualsiasi ambizione formale.

Premi e riconoscimenti

Primo premio della XII (2000) e XV (2006) Biennale di Santiago, premio Erich Schelling Medaglia di Architettura in Germania nel 2006, selezionato fra i 5 finalisti al Global Award per l’Architettura Sostenibile a Parigi, finalista del II Mies van der Rohe Award nel 2000 in Spagna, menzione speciale nella V Biennale di Venezia (1991). Ha vinto il Leone d’Argento alla Biennale di Architettura di Venezia nel 2008 ed è  stato nominato membro della Giuria del Premio Pritzker.

Quinta Monroy. Dai disegni dei bambini alla realizzazione

Quinta Monroy. Dai disegni dei bambini alla realizzazione

Quinta Monroy, Iquique / ELEMENTAL / Alejandro Aravena 2003-04

Nel 2003 il programma governativo Chile-Barrio chiede ad Elemental di sviluppare un progetto per Quinta Monroy, l’ultimo insediamento irregolare della città di Iquique, nel deserto cileno. Si tratta di studiare una soluzione insediativa per alloggiare le 100 famiglie che da oltre un secolo occupano abusivamente un’area di mezzo ettaro in pieno centro città, utilizzando un sussidio di 10.000 dollari per famiglia, destinato a coprire i costi del terreno, infrastrutture e progettazione.

 

Vedute del quartiere al rustico

Vedute del quartiere al rustico

Rimanere sul posto

La priorità assoluta del progetto è quella di consentire alle persone di restare sul posto. Tale volontà nasce dalla coscienza dell’importanza rivestita dalla rete di opportunità costruite in trent’anni intorno al sito e rappresentate da trasporti, lavoro, relazioni sociali e affettive.

 

Vedute interne di un duplex e di un alloggio al piano terra nelle versioni base

Vedute interne di un duplex e di un alloggio al piano terra nelle versioni base

Strategia di progetto

Il primo passo è ribaltare il problema e non pensare al miglior prototipo abitativo realizzabile con 10.000 dollari, da moltiplicare poi per 100 volte, ma piuttosto al miglior edificio costruibile con 1 milione di dollari, da suddividere fra 100 famiglie, offrendo a ciascuna la possibilità di un’eventuale espansione futura del proprio alloggio. Si decide di sviluppare una casa su ciascun lotto con sopra un’unità duplex, collocando così due famiglie per lotto. Il terreno viene ripartito in lotti 9×9 sui quali vengono costruiti volumi di 6x6x2,5 metri, contenenti bagno, cucina e un locale loft. Sopra, sono disposti gli alloggi duplex di 6x6x5 metri, realizzandone nella fase iniziale solo metà volume (3x6x5 metri), comprendente anch’esso bagno, cucina ed ambiente loft a doppia altezza. Tutte le unità hanno accesso individuale diretto allo spazio comune.

Planimetria. Piante "base" e "ampliate" delle abitazioni al piano terra e del primo e secondo livello dei duplex soprastanti. Sezioni e prospetti

Planimetria. Piante “base” e “ampliate” delle abitazioni al piano terra e del primo e secondo livello dei duplex soprastanti. Sezioni e prospetti

 

L’oggetto edilizio

In termini costruttivi, il duplex è stato pensato come una struttura a “C” di setti pieni. Ciò dovrebbe garantire il necessario isolamento acustico e creare una barriera antincendio tra le proprietà, ma anche rappresentare un supporto sufficientemente solido per le previste espansioni spontanee e per le recinzioni low-tech larghe 3 metri. Il quarto lato del duplex è in lamiera ondulata perché possa essere facilmente asportata in caso di ampliamenti. La prima fase di incremento dell’alloggio dovrebbe avvenire suddividendo la doppia altezza interna e solo successivamente comportare l’ampliamento nel volume vuoto. L’ampliamento della casa del piano terra dovrebbe invece svolgersi inizialmente sotto la soletta, raggiungendo i 54 m², e utilizzare poi la corte retrostante per arrivare ad un’estensione massima di 72 m² così organizzati: 4 camere da letto da 9 m² ciascuna, zona giorno da 18 m², cucina e bagno.

Sequenza costruttiva dell'"edificio parallelo"

Sequenza costruttiva dell'”edificio parallelo”

 

La scala urbana

Alla scala urbana, il fattore chiave per migliorare le condizioni economiche dei nuclei familiari disagiati è la creazione di uno spazio fisico nel quale possano svilupparsi forme di cooperazione e solidarietà da “famiglia allargata”. Gli stessi utenti hanno chiesto di essere distribuiti attorno a 4 piazze collettive con accesso controllato, studiate per 20 famiglie circa ciascuna.

 

Veduta di un'unità di vicinato al rustico e completata

Veduta di un’unità di vicinato al rustico e completata

Renca, Santiago del Cile / ELEMENTAL / Alejandro Aravena 2004-07

L’incarico richiedeva la realizzazione di un quartiere per 170 famiglie in un’area di 2 ettari utilizzata come discarica illegale, potendo fare conto su una sovvenzione statale di 10.000 dollari per famiglia. Per costruire in quel luogo occorreva, innanzitutto, bonificare il terreno fino a una profondità di 2,5 metri, operazione che avrebbe quadruplicato il costo della proprietà, rispetto ai valori giudicati ammissibili per l’edilizia sociale, ancora prima di aprire il cantiere.

Simulazioni digitali del quartiere nelle successive fasi di occupazione

Simulazioni digitali del quartiere nelle successive fasi di occupazione

In realtà, le famiglie, che vivevano in varie baraccopoli adiacenti al sito, ne avevano già negoziato l’acquisto utilizzando, in parte, alcuni fondi regalati da un donatore privato e, in parte, anticipando di tasca propria le sovvenzioni che avrebbero ricevuto in seguito. Malgrado le pessime condizioni del terreno, era molto importante che esse potessero rimanere in quel posto (senza essere trasferite in periferia, come accade in quasi tutti gli interventi di edilizia popolare in Cile), per preservare le reti di relazioni sociali e lavorative (e quindi le condizioni economiche) che si erano costruite nel tempo.

Oltre ai problemi tecnici, il sito era gravato da numerosi vincoli di carattere urbanistico: a nord, la presenza di un canale di irrigazione e di una fascia di 16 metri destinata a esproprio per la futura costruzione di un’autostrada; a est, la servitù imposta da un importante elettrodotto, mentre, a sud, la normativa locale imponeva l’allargamento di un viale a scomputo delle sovvenzioni ottenute.

Tutti questi vincoli hanno, per un verso, influito positivamente sull’operazione, riducendo la superficie utile di terreno da bonificare, ma, dall’altro, hanno determinato un notevole incremento della densità edilizia da realizzare. Soltanto offrendo sistemazione a tutte le famiglie, infatti, si sarebbero potuti evitare conflitti sociali, coprire i costi dei lavori di bonifica – senza i quali era i m possibile costruire in sicurezza – e conservare una quota del capitale sufficiente a costruire le case.

Piante dei piani terra, primo e ammezzato, sezioni, esploso assonometrico

Piante dei piani terra, primo e ammezzato, sezioni, esploso assonometrico

La versione definitiva del progetto prevede un muro “ispessito”, largo 1,5 metri e alto due piani, utilizzato come divisorio strutturale fra le cellule abitative, che assolve alle funzioni di barriera antincendio, isolamento acustico e contiene le parti più complesse dell’abitazione: bagno, cucina, scale e condutture. Una campata libera di 3 metri lo separa dal successivo muro “ispessito”: in questo vuoto è previsto che le famiglie possano autocostruire il proprio alloggio. Per fronteggiare le intense precipitazioni piovose e gli inverni rigidi tipici di Santiago, tale spazio è stato coperto e tamponato con una sorta di tenda rigida in fibrocemento che rende l’opera delle famiglie sicura, facile ed economica, all’interno dell’involucro predisposto. In un certo senso, si è seguito il principio della “casa con un muro solo” (Haus mit einer Mauer, come dire una casa a schiera) di Adolf Loos, rendendo però il muro un vano funzionale.

Alla scala urbana, la distribuzione alle unità di vicinato avviene tramite passaggi con accesso unico dalla strada principale a sud del quartiere, in fregio alla quale sono allineate circa 25 abitazioni. Questa articolazione facilita il controllo e la manutenzione delle aree comuni, sebbene i passaggi restino parte dello spazio pubblico, per garantire che l’amministrazione comunale ne curi illuminazione, manutenzione e raccolta rifiuti.

Veduta di uno dei condomini disposti ad U

Veduta di uno dei condomini disposti ad U

La tipologia compatta delle case ha permesso di riuscire a concentrarle tutte in prossimità del grande viale urbano a sud, lasciando sgombra una vasta superficie a nord sulla quale smaltire il terreno contaminato.

Questa soluzione ha contribuito alla fattibilità economica del progetto, evitando i costi del trasferimento in discarica delle macerie, e ha permesso di sotterrare e nascondere il sito dove le famiglie vivevano precedentemente in condizioni subumane.

Mentre in Europa le macerie sono state trasformate in parchi che hanno cancellato le ferite della guerra, qui sono state utilizzate per cancellare la scar-city, la città con ferite sociali che, a volte, la “scar-sità” di mezzi produce.

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