Cameron Sinclair / ARCHITECTURE FOR HUMANITY

Cameron Sinclair, co-fondatore con Kate Stohr della Fondazione Architecture for Humanity (AFH), è un punto di riferimento internazionale in ambito di ricostruzione post-catastrofe.

Nato a Londra nel 1973, si laurea in architettura negli anni novanta presso la Bartlett School of Architecture alla University College di Londra. Già da allora si interessa alla progettazione sociale tanto da incentrare la propria tesi di laurea su un progetto sperimentale per alloggi sostenibili destinati ai senzatetto di New York.

Dopo la laurea si trasferisce negli Stati Uniti dove lavora per alcuni anni in diversi studi professionali fino al 1999, quando fonda la Architecture for Humanity. Da quel momento comincia un’avventura nella progettazione socialmente consapevole della ricostruzione post-disastro nel mondo. L’organizzazione lavora in 14 paesi su progetti che includono opere pubbliche e alloggi a prezzi accessibili, realizzati con tecniche costruttive durevoli.  Tra i progetti seguiti: la ricostruzione dopo il terremoto del 2010 ad Haiti e in Cile, l’uragano Katrina e lo Tsunami in Asia meridionale, nel 2004.

 Architecture for Humanity

AFH, associazione noprofit con sede a San Francisco fondata nel 1999, offre servizi di progettazione a comunità colpite da grandi catastrofi naturali, guerre o carestie. La fondazione riunisce 50.000 professionisti di tutto il mondo, divisi in 59 sezioni in 16 paesi. Ciascuna sezione è formata da professionisti volontari provenienti da una vasta gamma di settori (dall’interior design all’architettura, all’ingegneria strutturale, alla cantieristica) e fa capo alla propria comunità locale. Nella fase successiva ad un disastro, è la sezione locale ad attivarsi per la ricostruzione, ma in rete con il resto del mondo.

Open Architecture Network. 50.000 professionisti in tutto il mondo divisi in 59 sezioni in 16 paesi.

Open Architecture Network. 50.000 professionisti in tutto il mondo divisi in 59 sezioni in 16 paesi.

Open Architecture Network

Tutti i 50.000 professionisti sono uniti nell’Open Architecture Network, la prima comunità open source online creata nel 2007, sviluppata in collaborazione con Creative Commons e Sun Microsystems e dedicata alla condivisione di idee, disegni e progetti.

L’obiettivo è quello di consentire ai progettisti di lavorare non più in modo isolato bensì sistemico, consentendo di generare non un’idea, ma centinaia di migliaia di idee progettuali diverse e finalizzate, tutte insieme, a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni svantaggiate.

Cameron Sinclair, parlando dell’attività di Architecture for Humanity, spiega: «La nostra fondazione non interviene solo per costruire, quanto per creare cultura e professionalità su un territorio. Non sono i terremoti che uccidono le persone, ma sono gli edifici progettati e costruiti male. Perché non accadano più dei disastri è quindi d’obbligo addestrare la popolazione locale ed è questo che fa Architecture for Humanity. La gente nei Paesi in cui interveniamo, dopo una guerra o una catastrofe naturale, non ci chiede una casa ma un lavoro. Ecco, è questo che facciamo: creiamo occupazione e professionalità facendo lavorare la popolazione locale, che in questo modo ha una speranza per un futuro migliore».

 

A sinistra Safe House in Sri Lanka, a destra  Desporte Residence, Biloxi, Mississipi

A sinistra Safe House in Sri Lanka, a destra Desporte Residence, Biloxi, Mississipi

Il modello operativo

L’iniziativa è tutta realizzata on line e si compone di un concorso di progettazione e di una raccolta fondi per finanziare la realizzazione, articolata in contributi di iscrizione al concorso e in donazioni di soggetti privati e pubblici. Non si vince nulla, solo la possibilità di donare la propria idea e realizzarla.

Il coinvolgimento della popolazione locale è la chiave per comprendere la filosofia del community design che, afferma Sinclair, «è una visione comunitaria di cambiamento. Inviamo un architetto sul posto, per alcuni mesi. Il suo scopo è comprendere a fondo la situazione con l’aiuto della popolazione locale, per poi proporre una soluzione che non deve essere “attraente”, ma adeguata alle esigenze del momento e del luogo. Per questo interveniamo solo dove veniamo interpellati e dove possiamo contare sull’aiuto di partner locali, ONG e associazioni. Forniamo il progetto architettonico e ne seguiamo insieme la realizzazione. Un progetto può durare dai 9 mesi ai due anni e mezzo. Dopo una crisi umanitaria, noi non siamo i primi ad arrivare. Ma di solito siamo gli ultimi ad andarcene».

 

Biloxi Model Home Program - in senso orario da sinistra in alto: Huff & Gooden Architects, Costa del Golfo Community Design Studio, Marlon Blackwell Architect, Brett Zamore Design

Post-Uragano Katrina (2005): Biloxi Model Home Program – in senso orario da sinistra in alto: Huff & Gooden Architects, Costa del Golfo Community Design Studio, Marlon Blackwell Architect, Brett Zamore Design. Mississipi, New Orleans.

Mozambico: Manica Football for Hope Center. Prima e dopo.

Tohoku, Giappone: Maeami-hama Communitu House.

Villaggio Maeami-hama a Tohoku, Giappone: Maeami-hama Community House. Ricostruzione dopo il terremoto e lo tsunami del 2011.

Tate, Perù. Happy Heatrs Francisco Perez Anampa School.

Tate, Perù, 2010: Happy Heatrs Francisco Perez Anampa School.

Una sostenibilità culturale

Il modello di ricostruzione sostenibile di Architecture for Humanity si basa sulla promozione di una “sostenibilità generazionale” capace di creare appartenenza e rispetto nei confronti di ciò che si realizza, avverata a partire da sei fondamenti:

 

·                     Ricostruzione come occasione per creare lavoro;

·                     Sinergia dei volontari stranieri con i local architects;

·                     Coinvolgimento della popolazione locale nel progetto (partecipazione);

·                     Costruzione di edifici più resistenti in territori soggetti a catastrofi naturali;

·                     Utilizzazione di materiali e tecniche locali;

·                     Riduzione dell’impatto ambientale e gestione del cambiamento climatico.

 Premi e riconoscimenti

Nel 2004 Cameron Sinclair viene inserito dalla rivista «Fortune» tra gli Aspen Seven, cioè tra le sette persone in grado di cambiare in meglio il mondo; nel 2005 viene nominato RISD/Target Emerging Designer of the Year e riceve il premio Lewis Momford for Peace; nel 2006 riceve il TED Prize per essere una delle menti “più visionarie del pianeta”; nel 2008 viene selezionato dal World Economic Forum come Young Global Leader; nel 2012 stringe un’importante partnership con Enel Cuore Onlus, l’associazione no profit di Enel e nel 2013 vince il Premio Internazionale Pilosio Costruire la pace.

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