Il Mito del bianco. Astrazione e minimalismo tra arte e architettura

Il bianco che nasce dal bianco

Un viaggio mediterraneo nei caratteri iberici dell’architettura bianca

(pagine in fieri...)

I

L’uso del bianco nell’architettura del paese iberico si perpetua, dall’antichità fino ad oggi, come durevole forma di produzione sociale di simboli e significati che, geminati in età arcaica e considerati oggi degli invarianti della sperimentazione contemporanea, possono essere indagati come identificazione del portato psico-culturale di tre grandi civiltà: la cristianità romana, l’Islam nord-africano e l’universo greco ortodosso.

Dall’antica Gadir fenicia, la prima “città bianca” europea fondata più di tremila anni fa, ai bianchi volumi di haciendas e cortijos, dallo scenario lunare dei candidi comignoli dell’architettura trogloditica, al bianco rigore murario delle cuevas dei quartieri gitani, la valenza fortemente meta-temporale del bianco raccoglie l’eredità del culto della morte del Mediterraneo, assumendo in sé il frutto iniziatico del passaggio dalle tenebre alla luce, quella stessa luce che è classicità greca, purezza cristiana e astrazione islamica.

Casares (Malaga)

Casares (Malaga)

Architettura trogloditica a Guadix (Granada)

Architettura trogloditica a Guadix (Granada)

Cadice

Cadice

II

L’architettura bianca del secondo dopoguerra in Spagna e Portogallo merita di essere affrontata come una realtà nazionale, nella quale l’uso del bianco assume il significato di un autistico vernacolo nella citazione aneddotica di un retaggio popolaresco mediterraneo. In Spagna, a scardinare il lemma del bianco regionalista dell’ideale rurale franchista, è Antonio Coderch che rinuncia alla nozione localista della parete in bianco di calce, congelandola in una dimensione astorica. In Portogallo è Fernando Távora ad indicare una “terza via”, nella disputa tra il bianco aulico-vernacolare della mera espressione stilistica dello Stato Nuovo di Salazar promossa nell’Inquerito, e il bianco come sintesi del vocabolo identitario lusitano.

Alejandro de la Sota- Poblado de Esquivel

Alejandro de la Sota- Poblado de Esquivel

José Luis Fernández Del Amo- Poblado de Vegaviana (Càceres- Extremadura)

José Luis Fernández Del Amo- Poblado de Vegaviana (Càceres- Extremadura)

Antonio Coderch- Casa Pérez Mananet (Terramar- Sitges 1946)

Antonio Coderch- Casa Pérez Mananet (Terramar- Sitges 1946)

Fernando Távora- Bairro Social a Ramalde (Porto) 1952-60

Fernando Távora- Bairro Social a Ramalde (Porto) 1952-60

III

La transizione alla democrazia, tanto in Spagna come in Portogallo, apre le porte agli scambi culturali col resto d’Europa ma il topos del bianco, come valore etico e identitario, si impone sulle mode dominanti delle piattaforme internazionali, opponendo loro una declinazione immanente basata su un nucleo meta temporale. L’architettura bianca dei maestri portoghesi e spagnoli si spoglia di ogni localismo, caricandosi di un valore assoluto, in un interregno tra astrazione e concretezza, oscillando tra realtà molteplici. E’ il bianco dell’essenzialità, del silenzio, che, in una metafora ricapitolativa unitaria, si pone in netto contrasto con la frammentazione e la sovrapposizione postmoderna, opponendovi una condizione astorica e pura della costruzione.

Alberto Campo Baeza- Casa Guerrero (Cadice, 2004)

Alberto Campo Baeza- Casa Guerrero (Cadice, 2004)

Alberto Campo Baeza- Museo d'Andalusia (Granada)

Alberto Campo Baeza- Museo d’Andalusia (Granada)

5.Alvaro Siza Vieira- Alvaro Siza- Chiesa di Santa Maria (Marco de Canavezes, 2003)

Alvaro Siza- Chiesa di Santa Maria (Marco de Canavezes, 2003)

Alvaro Siza- Museo Ibere Camargo (Porto Alegre, 2008)

Alvaro Siza- Museo Ibere Camargo (Porto Alegre, 2008)

Aires Mateus- Residenze per anziani (Alcácer do Sal- Portogallo)

Aires Mateus- Residenze per anziani (Alcácer do Sal- Portogallo)

Aires Mateus- Residenze per anziani (Alcácer do Sal- Portogallo)

Aires Mateus- Residenze per anziani (Alcácer do Sal- Portogallo)

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